Nel comune di Sartène, l’altopiano di Cauria ospita uno dei complessi preistorici più ricchi della Corsica. Abbiamo scoperto tre siti emblematici distribuiti su 60 ettari: l’allineamento di I Stantari, il dolmen di Funtanaccia e Renaghju. In questo articolo troverete le nostre foto e tutti i nostri consigli per godervi al meglio la vostra visita al sito archeologico di Cauria.
Ecco i nostri consigli utili illustrati per preparare al meglio la vostra visita e trascorrere un momento piacevole!

Questa guida è completamente indipendente, basata sulle nostre esperienze. Abbiamo visitato la regione in modo anonimo, facendo le nostre scelte e pagando interamente le nostre fatture.
Perché visitare il sito archeologico di Cauria
Vale la pena visitare il sito archeologico di Cauria? La nostra opinione:
Sì, il sito archeologico di Cauria merita una visita. Abbiamo apprezzato la possibilità di scoprire, nel corso di un’unica escursione, tre diversi monumenti megalitici con statue-menhir scolpite e un dolmen. Il sito comprende oltre un centinaio di monoliti e frammenti, la maggior parte dei quali giace ancora a terra, il che offre un’idea piuttosto precisa dell’estensione dell’antico insediamento sull’altopiano.
Si tratta di uno dei principali siti preistorici della Corsica.

Si tratta di uno dei siti preistorici più belli della regione di Sartène. Se vi interessa la preistoria corsa, potete anche abbinare il vostro soggiorno a una visita al sito preistorico di Filitosa, un altro luogo di grande importanza per il megalitismo dell’isola. Vi consigliamo di prevedere tempo sufficiente per visitare i tre monumenti di Cauria, distanti tra loro di poche centinaia di metri sull’altopiano.
I nostri momenti preferiti
Ci è piaciuto particolarmente:
- Le due statue-menhir di I Stantari, tra le più emblematiche della Corsica, le cui facce scolpite si distinguono per una doppia rappresentazione, antropomorfa e fallica.
- Il dolmen di Funtanaccia, il meglio conservato dell’isola, la cui lastra di pietra poggia ancora sui suoi sei pilastri originali.
- La quiete dell’altopiano, circondato da formazioni rocciose

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Come raggiungere il sito archeologico di Cauria: indicazioni e mappa
Dove si trova il sito archeologico di Cauria?
- Sull’altopiano di Cauria, nel comune di Sartène, nella Corsica del Sud
- Tempo di percorrenza da Sartène: circa 15 minuti (10 km verso sud sulla RT40, poi in direzione di Tizzano sulla D48)
- Ecco una mappa per aiutarla a trovare la strada:

Come arrivarci? Strada di accesso
Abbiamo raggiunto il luogo in auto, a sud di Sartène lungo la RT40, percorrendo 10 km in direzione di Tizzano, per poi imboccare la D48. Si prosegue quindi seguendo le indicazioni per “Stantari” e “Funtanaccia” o “Cauria” (a seconda dei cartelli) lungo la D48a, che attraversa la frazione di Rinaghju.
La strada si restringe quindi a una stradina asfaltata, fiancheggiata da una fitta macchia di querce verdi e arbusti, dove abbiamo notato alcuni fiori selvatici ai bordi della carreggiata. Successivamente si presenta un sentiero sulla destra; l’accesso al sito avviene a piedi, con una camminata di circa 10 minuti.

Parcheggio
Alla fine della stradina, un’area di sosta non asfaltata, in terra battuta e ghiaia, accoglie i veicoli dei visitatori. Lo abbiamo trovato piuttosto spartano ma funzionale, circondato da alberi che offrono un po’ d’ombra. In alta stagione si riempie rapidamente.

I NOSTRI CONSIGLI PER IL NOLEGGIO DI UN’AUTO IN Corsica
- Confronti i prezzi sulla nostra piattaforma preferita: DiscoverCars – uno dei siti meglio valutati.
- Scelga un’auto abbastanza potente (le strade sono ripide) ma compatta (alcuni passaggi sono stretti).
- Si ricordi di stipulare un’assicurazione completa (alcune strade sono tortuose e strette).
- C’è molta richiesta, quindi prenotate in anticipo.

Consigli utili: durata, orari, difficoltà, ecc.
Orari e tariffe, durata, difficoltà
L’accesso all’altopiano di Cauria è libero e gratuito.
Prevedete da 1 ora a 1 ora e 30 minuti per una visita autonoma all’altopiano di Cauria, prendendovi il tempo necessario per visitare i tre siti.
L’accesso dalla pista all’allineamento di I Stantari avviene a piedi, con una camminata di circa 10 minuti, senza particolari difficoltà. Vi consigliamo tuttavia di indossare scarpe adeguate, poiché il terreno rimane naturale lungo l’intero percorso. Soprattutto se prima ha piovuto.

Consigli su come visitare
Una mappa del sito, esposta in loco, indica il percorso della visita, nonché l’ubicazione del boschetto di querce e della zona umida da attraversare tra i monumenti. Il percorso collega l’allineamento di I Stantari al dolmen di Funtanaccia, per poi proseguire verso l’allineamento di Renaghju.

Visita con i bambini
I cartelli affissi sul sito ricordano ai visitatori di tenere d’occhio i bambini e di non avvicinarsi al bestiame che talvolta pascola liberamente nei pressi dei monumenti.
Ristorazione, servizi igienici e strutture
Nulla sul posto
DOVE DORMIRE IN Corsica del Sud
I nostri preferiti: quartieri e hotel
Opzione 1: Bonifacio e la sua atmosfera storica
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L’allineamento di I Stantari, tra statue-menhir e stele armate
Il primo insediamento in questo sito risalirebbe a circa 5700 anni prima della nostra era, in pieno Neolitico antico: un gruppo di persone si sarebbe allora insediato ai piedi del rilievo roccioso della Punta di u Grecu, approfittando della presenza di una sorgente e di uno specchio d’acqua nelle vicinanze. Il sito attraversò quindi una fase di abbandono, prima di essere nuovamente occupato: il numero di pietre erette passò da circa sessanta intorno al 4500 a.C. a circa 180 nel primo millennio a.C.

Quattro fasi principali consentono di comprendere l’evoluzione del monumento che vediamo oggi. Tutto ha inizio nel Neolitico medio, tra il 4500 e il 4100 a.C. circa, con l’erezione di modeste stele, la cui altezza non superava gli 80 cm. Il sito si è poi evoluto fino a diventare un primo vero e proprio monumento, strutturato su due file orientate in direzione nord-est/sud-ovest, la cui costruzione risalirebbe a prima del 1500 a.C., durante l’Età del Bronzo media. Segue quindi una terza fase, a nostro avviso la più spettacolare: prende forma un secondo monumento, con tre file orientate questa volta senza dubbio da nord a sud, che ospita le grandi statue-menhir e le stele scolpite che oggi possiamo ammirare.
Un’ultima fase segna il declino del monumento: tra il 200 e il 50 a.C., nel corso della romanizzazione, esso cade parzialmente in rovina. Molto tempo dopo, generazioni di agricoltori recupereranno alcune di quelle pietre per costruire muri di recinzione o ovili nei dintorni.

Le statue-menhir e le stele scolpite
Questi monoliti fanno parte del monumento eretto alla fine dell’Età del Bronzo e potrebbero rappresentare personaggi illustri, guerrieri o capi di clan. Sul lato rivolto verso est, la scultura raffigura un guerriero: vi si distinguono un elmo contrassegnato da due piccole cavità, una spada, una corazza e un elemento triangolare che gli esperti interpretano come una protezione simile a un perizoma, fissata da una cintura.

L’allineamento di Renaghju, un sito meno conosciuto ma altrettanto antico
Sebbene meno visitato rispetto a quello vicino, l’allineamento di Renaghju comprendeva tuttavia, a suo tempo, una trentina di pietre erette, disposte in due gruppi ben distinguibili: il primo orientato in direzione nord-est/sud-ovest, il secondo in direzione nord-sud. Abbiamo apprezzato la tranquillità di questo secondo sito, che integra il primo nel comprendere la storia dell’altopiano.

Stabilire l’età esatta di una pietra rimane una sfida che la pietra stessa non consente di affrontare direttamente: gli archeologi devono incrociare diverse fonti indirette, che si tratti di tracce di insediamenti precedenti, del materiale di riempimento delle fosse o degli elementi utilizzati per fissare i monoliti in posizione.

ATTIVITÀ ALL’APERTO
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Un percorso molto piacevole
Ci è piaciuta particolarmente la passeggiata tra questi luoghi, con i loro splendidi alberi, le formazioni rocciose e tanta tranquillità…

Il dolmen di Funtanaccia, un monumento funerario fuori dal comune
Il dolmen sorge sulla cima di una collinetta naturale e rimane, tra tutti i monumenti funerari corsi, quello che più spesso viene associato all’isola. Il suo stato di conservazione ci ha impressionato.
Ci siamo soffermati ad osservarne la struttura: un unico, massiccio piano di pietra, ricavato da un granito a grana fine, copre una camera delimitata da sei pietre erette, di fattura più grossolana, che gli archeologi definiscono ortostati.

Tre si ergono sul lato ovest, due sul lato est e un’ultima a nord. Il complesso risalirebbe al II millennio a.C., un periodo ben successivo alle primissime tombe megalitiche della regione, comparse intorno al 3000 a.C. La stanza, orientata lungo un asse nord-sud, un tempo doveva essere chiusa da una lastra di pietra, di cui solo la soglia è giunta fino a noi attraverso i secoli. Noterete inoltre che la lastra di copertura, lunga 3,40 m e larga 2,90 m, poggia solo su questa manciata di pilastri, il che conferisce al monumento un aspetto quasi sospeso.

L’origine del nome Funtanaccia suscita curiosità: sembrerebbe indicare una “fontana difettosa”, in riferimento a una fonte d’acqua della zona ritenuta inaffidabile. A livello locale circola un altro nome, “stazzona di u Diavulu”, la fucina del diavolo, che lascia intuire un antico scontro tra le pratiche cristiane e gli antichi culti pagani legati a questo luogo.

Da integrare con il museo di Sartène
Per arricchire la visita, vi consigliamo di fare una deviazione al Museo Archeologico della Corsica, situato a Sartène, sul viale Nicolaï. In particolare, espone reperti ceramici provenienti dagli scavi effettuati sull’altopiano di Cauria.

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